Dal Fedro di Platone

19 gen

SOCRATE : Resta da trattare la questione della convenienza o meno della scrittura , il modo in cui sarebbe conveniente o sconveniente usarla . Non é vero ?

FEDRO : Sì .

SOCRATE : Sai dunque quale é , in materia di discorsi , il modo di agire o di parlare con cui farai maggiormente piacere alla divinità ?

FEDRO : Assolutamente no ! E tu ?

SOCRATE : Io posso dirti quanto ho udito dagli antichi : essi conoscono la verità . Ma se potessimo trovarla noi stessi , forse ci importerebbe ancora qualcosa delle opinioni umane ?

FEDRO : Che domanda ridicola ! Avanti , esponi ciò che dici di aver sentito .

SOCRATE : Ho udito , dunque , che nei pressi di Naucrati d’ Egitto c’ era uno degli antichi dèi locali , di nome Theuth , al quale apparteneva anche l’ uccello sacro chiamato Ibis . Fu appunto questo dio a inventare il numero e il calcolo , la geometria e l’ astronomia e , ancora , il gioco del tavoliere e quello dei dadi , e soprattutto la scrittura . Regnava a quel tempo su tutto l’ Egitto Thamus , che risiedeva nella grande città dell’ Alto Egitto che i Greci chiamano Tebe e il cui dio chiamano Ammone . Recatosi al cospetto del faraone , Theuth gli mostrò le sue arti e disse che occorreva diffonderle tra gli altri Egizi . Quello allora lo interrogò su quali fossero le utilità di ciascun’ arte , e mentre Theuth gliela spiegava , il faraone criticava una cosa , ne lodava un’ altra , a seconda che gli paresse detta bene o male . Si dice che Thamus abbia espresso a Theuth molte osservazioni sia pro sia contro ciascuna arte , ma riferirle sarebbe troppo lungo . Quando Theuth venne alla scrittura disse : ” Questa conoscenza , o faraone , renderà gli Egizi più sapienti e più capaci di ricordare : é stata infatti inventata come medicina per la memoria e per la sapienza ” . Ma quello rispose : ” Ingegnosissimo Theuth , c’ é chi é capace di dar vita alle arti , e chi invece di giudicare quale danno e quale vantaggio comportano per chi se ne avvarrà . E ora tu , padre della scrittura , per benevolenza hai detto il contrario di ciò che essa é in grado di fare . Questa infatti produrrà dimenticanza nelle anime di chi l’ avrà appresa , perchè non fa esercitare la memoria . Infatti , facendo affidamento sulla scrittura , essi trarranno i ricordi dall’ esterno , da segni estranei , e non dall’ interno , da se stessi . Dunque non hai inventato una medicina per la memoria , ma per richiamare alla memoria . Ai discepoli tu procuri una parvenza di sapienza , non la vera sapienza : divenuti , infatti , grazie a te , ascoltatori di molte cose senza bisogno di insegnamento , crederanno di essere molto dotti , mentre saranno per lo più ignoranti e difficili da trattare , in quanto divenuti saccenti invece che sapienti ” .

FEDRO : Socrate , con che facilità tu fai discorsi egizi e di tutti i Paesi che vuoi !

SOCRATE : Gli antichi , mio caro , dissero che nel santuario di Zeus a Dodona , da una quercia , provennero i primi discorsi divinatori . Agli uomini di quel tempo dunque , dato che non erano sapienti come voi giovani , bastava nella loro semplicità ascoltare una quercia o un sasso , purchè dicessero il vero . A te invece importa forse sapere chi é colui che parla e da dove viene ; non ti accontenti infatti di esaminare se le cose che dice stanno o meno così .

FEDRO : Hai fatto bene a rimproverarmi : anche a me pare che circa la scrittura le cose stiano come sostiene il Tebano .

SOCRATE : Dunque , chi credesse di affidare alla scrittura la trasmissione di un’ arte e chi a sua volta la ricevesse , convinto che dalla scrittura gli deriverà qualche insegnamento chiaro e solido , sarebbe molto ingenuo e ignorerebbe in realtà l’ oracolo di Ammone , credendo che i discorsi scritti siano qualcosa di più del richiamare alla memoria di chi già conosce gli argomenti trattati nello scritto .

FEDRO : Giustissimo .

SOCRATE : C’ é un aspetto strano che in realtà accomuna scrittura e pittura . Le immagini dipinte ti stanno davanti come se fossero vive , ma se chiedi loro qualcosa , tacciono solennemente . Lo stesso vale pure per i discorsi : potresti avere l’ impressione che parlino , quasi abbiano la capacità di pensare , ma se chiedi loro qualcuno dei concetti che hanno espresso , con l’ intenzione di capirlo , essi danno una sola risposta e sempre la stessa . Una volta che sia stato scritto poi , ogni discorso circola ovunque , allo stesso modo fra chi capisce , come pure fra chi non ha nulla a che fare e non sa a chi deve parlare e a chi no . E se é maltrattato e offeso ingiustamente ha sempre bisogno dell’ aiuto dell’ autore , perchè non é capace nè di difendersi nè di aiutarsi da solo .

FEDRO : Anche in questo hai proprio ragione .

SOCRATE : Vogliamo allora considerare un altro discorso , fratello legittimo di questo , e vedere in che modo nasce e quanto é per natura migliore e più proficuo di questo ?

FEDRO : Qual é questo discorso e come dici che esso nasce ?

SOCRATE : E’ il discorso scientificamente fondato che viene scritto nell’ anima di chi apprende , che é capace di difendere se stesso , e che sa con chi deve parlare e con chi non deve .

FEDRO : Intendi dire il discorso di colui che sa , vivo e animato , di cui il discorso scritto potrebbe giustamente dirsi un’ immagine ?

SOCRATE : Proprio così . Dimmi questo ora : il contadino assennato si rallegrerebbe davvero se vedesse che i semi che gli stanno a cuore e da cui vuole ricavare frutti , da lui piantati d’ estate nei giardini di Adone , crescono rigogliosi in otto giorni ? O non li pianterebbe forse , quand’ anche lo facesse , per divertimento e in occasione della festa ? E non sarebbe invece contento che i semi di cui davvero gli importa , da lui seminati opportunamente seguendo i precetti dell’ agricoltura , giungessero tutti a maturità in otto mesi ?

FEDRO : E’ così , Socrate : come dici tu , in un caso agirebbe seriamente , nell’ altro in modo totalmente opposto .

SOCRATE : E chi detiene la scienza del giusto , del bello e del bene , dobbiamo dire che nell’ impiego dei propri semi é meno assennato del contadino ?

FEDRO : Certo che no !

SOCRATE : Pertanto , se fai sul serio , non li scriverà nell’ acqua , seminandoli con l’ inchiostro della cannuccia mediante discorsi incapaci sia di aiutarsi da sè , sia di insegnare adeguatamente il vero .

FEDRO : No , non é probabile .

SOCRATE : Infatti non lo é . Ma i giardini della scrittura , a quanto pare , li seminerà e li scriverà per divertimento . E quando li scriverà , sarà per fare tesoro di ricordi sia per sè , qualora giunga alla vecchiaia , età della smemoratezza , sia per chiunque seguirà le sue stesse orme . E gioirà al vedere che i suoi giardini crescono delicati ; e quando altri si divertiranno in altri modi , ristorandosi con i simposi e con tutti gli altri piaceri che si accompagnano a questi , egli allora , verosimilmente , passerà il tempo a divertirsi invece che con questi piaceri , con quelli che dico io .

FEDRO : A un divertimento che non vale nulla , Socrate , tu ne contrapponi uno bellissimo : quello di chi é capace di divertirsi con i discorsi , raccontando miti sulla giustizia e sugli altri argomenti di cui parli .

SOCRATE : E’ così , mio caro Fedro . Ma , a mio avviso , lo studio serio rivolto a questi argomenti diviene molto più bello quando uno , avvalendosi della dialettica e prendendo un’ anima adatta , vi pianti e semini discorsi scientificamente fondati , che siano in grado di venire in aiuto sia a se stessi sia a chi li ama e che non siano sterili , ma abbiano un seme da cui nascano altri discorsi , in altre indoli , capaci di perpetuarlo e di rendere felice , quanto più é possibile a un uomo , colui che ne é depositario .

FEDRO : Ciò che dici é ancora più bello .

SOCRATE : Dunque , Fedro , ora che ci siamo accordati su queste cose , possiamo ormai giudicare quelle altre .

FEDRO : Quali ?

SOCRATE : Quelle che abbiamo voluto vedere e che ci hanno portati a questo punto: cioè esaminare sia la critica rivolta a Lisia circa lo scrivere discorsi , sia i discorsi in se stessi , quali sono scritti con arte e quali no . Mi sembra dunque che ciò che è fatto con arte e ciò che non lo è sia stato adeguatamente dimostrato.

FEDRO : Si , pare anche a me. Ma ricordami di nuovo in che modo.

SOCRATE : Prima di tutto bisogna conoscere la verità su ciascuna delle questioni di cui si parla o si scrive ; essere in grado di definire ogni cosa in se stessa e , dopo averla definita , saperla di nuovo dividere in base alle specie fino all’indivisibile ; individuare allo stesso modo la natura dell’anima , trovando in genere il discorso adatto a ciascuna natura ; comporre e organizzare il discorso di conseguenza , rivolgendo a a un’anima complessa discorsi complessi e dai molteplici toni , a un’anima semplice discorsi semplici . A questo punto , e non prima , sarà possibile coltivare il genere retorico con la massima arte consentita dalla sua natura , sia per insegnare , sia per convincere , come cio ha dimostrato tutta la discussione precedente .

FEDRO : Certamente , è proprio così che la questione ci è apparsa .

SOCRATE : Che altro dire invece circa la questione se sia bello o brutto pronunciare e scrivere discorsi , e la maniera in cui sarebbe o non sarebbe giustamente motivo di critica il farlo? Non lo hanno forse chiarito le affermazioni di poco fa?

FEDRO : Quali affermazioni ?

SOCRATE : Che , se Lisia o qualcun altro ha scritto o scriverà mai qualcosa a titolo privato o a titolo pubblico , cioè istituendo leggi in uno scritto politico , e penserà che in esso vi siano una grande solidità e una grande chiarezza , in tale caso l’autore merita la critica , sia che esprima sia che non esprima questo suo pensiero: infatti il non conoscere nemmeno per sogno il giusto e l’ingiusto , il bene e il male , è cosa che in verità non sfugge alla critica , neppure se riscuote le lodi di tutta quanta la massa .

FEDRO : Certo che no .

SOCRATE : Invece colui che ritiene che nel discorso scritto su qualsiasi argomento vi sia inevitabilmente una gran parte di gioco , e che non fu mai scritto nè recitato , nè in versi nè in prosa , alcun discorso che fosse degno di grande considerazione (come i discorsi recitati dal rapsodi che senza indagare nè insegnare nulla , hanno come scopo la persuasione ) ; colui che anzi ritiene che , in realtà , i migliori discorsi siano dei promemoria per coloro che già sanno e che , inoltre , i discorsi esposti e pronunziati al fine di insegnare , e scritti nell’ anima intorno al giusto , al bello e al bene siano i soli ad essere chiari , completi e degni di seria considerazione ; colui che ritiene che i discorsi di tal genere debbano essere detti suoi alla maniera di figli legittimi , a cominciare dal discorso che abbia scoperto di avere in sè , fino ai discorsi figli e al tempo stesso fratelli di questo , che sono nati in altre anime di altri uomini a seconda delle capacità di ciascuna ; colui che lascia perdere gli altri discorsi … ecco proprio un uomo di questo genere , Fedro , sembra essere quello che io e ter ci augureremmo di divenire .

FEDRO : Senza dubbio io voglio e mi auguro ciò che tu dici .

SOCRATE : Dunque ci siamo divertiti abbastanza con ciò che riguarda i discorsi . Tu recati da Lisia e digli che noi due siamo scesi alla fonte e al santuario delle Ninfe e abbiamo ascoltato dei discorsi che ci ordinavano di dire a Lisia e a chiunque compone discorsi , a Omero e a chiunque altro abbia composto poesia semplice o accompagnata dal canto , e per terzo a Solone e a chiunque scrisse dei testi nel campo dei discorsi politici , chiamandoli leggi , le seguenti parole : ” Se uno di voi ha composto queste opere sapendo in che cosa consiste il vero ; se é in grado di portare loro aiuto adducendo prove a riguardo di ciò che a scritto ; se é capace di dimostrare a parole che gli scritti valgono poco , allora bisogna che un uomo del genere tragga il suo nome non da uno di questi scritti , bensì dagli argomenti ai quali si é dedicato seriamente ” .

FEDRO : Quali sono dunque i nomi che gli attribuisci ?

SOCRATE : Mi sembra che il nome di sapiente sia troppo e si addica solo a una divinità . Gli si adatterebbe piuttosto , e suonerebbe meglio , il nome di amante della sapienza ( filòsofos ) o un nome del genere .

FEDRO : E non sarebbe per nulla fuori luogo .

SOCRATE : Viceversa , colui che non ha nulla di più prezioso di ciò che ha composto o scritto rivoltandolo su e giù in molto tempo e incollando i pezzi l’ uno all’ altro o togliendoli , non lo chiamerai forse a ragion veduta poeta , scrittore o legislatore ?

FEDRO : Certamente !

SOCRATE : Ecco dunque quello che devi riferire al tuo amico .

FEDRO : E tu ? Come farai ? Non bisogna infatti tralasciare neppure il tuo amico .

SOCRATE : Quale amico ?

FEDRO : Il bell’ Isocrate . A lui che cosa riferirai , Socrate ? Come lo definiremo ?

SOCRATE : Isocrate é ancora giovane , Fedro . Tuttavia desidero dire ciò che presagisco sul suo conto .

FEDRO : Qual é questo tuo presagio ?

SOCRATE : Mi sembra che in quanto a doni di natura sia troppo dotato per essere paragonato alla retorica di Lisia e mi pare inoltre che abbia un temperamento più nobile . Pertanto non ci sarebbe per nulla da meravigliarsi se col procedere dell’ età , negli stessi discorsi di cui si occupa ora , superasse più facilmente di quanto farebbe con dei fanciulli chiunque abbia mai posto mano alla retorica . E ancora , non ci sarebbe per nulla da meravigliarsi se ciò non gli bastasse , e uno slancio più divino lo portasse a traguardi più elevati ; infatti , mio caro , nella mente di quell’ uomo é insita per natura una certa qual filosofia . E’ questo dunque il messaggio che io porto per conto della divinità di questo luogo a Isocrate , come fosse il mio amato ; tu invece porta quello a Lisia , come fosse il tuo amato .

FEDRO : Lo farò . Ma andiamo , visto che la calura si é attenuata .

SOCRATE : Non conviene forse , prima di incamminarci , rivolgere una preghiera alla divinità di questo luogo ?

FEDRO : Certamente .

SOCRATE : ” Caro Pan e tutti voi altri dei che siete in questo luogo , concedetemi la bellezza interiore , e i beni esteriori che possiedo siano in accordo con quelli interiori . Che io consideri ricco il saggio e che io possieda tanto oro quanto non potrebbe prenderne e portarne con sè altri che il temperante ” . Dobbiamo chiedere ancora qualcos’ altro , Fedro ? Mi sembra di aver pregato a sufficienza .

FEDRO : Prega che anch’ io possa ottenere questi beni : infatti , tra amici tutto é comune .

SOCRATE : Andiamo .

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